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Vorremmo iniziare con la più classica delle domande: chi è Pacifico? E da dove viene questo soprannome?

P: Ah, partiamo proprio da lì (ride). Pacifico è il nome d’arte di Gino De Crescenzo, che poi in realtà Gino sta per Luigi e quindi un nome preciso non è mai stato pronunciato. Quando sei piccolo e, soprattutto, se sei meridionale, tra gli abbreviativi di Luigi c’è tutta una scelta tra Gigi e Gino e alla fine sono uscito come Gino. Io ho cominciato molto tardi: ho fatto sempre il musicista e ho sempre suonato, però come artista mi sono svegliato quasi a 40 anni. Di botto ho cominciato a scrivere testi, cosa che non avevo mai fatto prima, ed ho cercato uno pseudonimo perché “L. De Crescenzo” veniva scambiato per Luciano De Crescenzo, che è mancato anche da poco; inoltre conoscevo già dei discografici, avevo già un’età e non mi avrebbero preso sul serio. Quindi ho fatto dei provini a nome “Pacifico” ed avendo la voce all’epoca molto giovanile e da ragazzino, ciò suscitava interesse nei miei lavori, venendosi a creare una sorta di mio alter ego. Inoltre l’ho scelto perché sono così all’esterno, poi dentro è un disastro (tutti ridono).

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Lo scorso 8 novembre, ai Magazzini Generali, noi di Radio Bocconi siamo andati al concerto di un gruppo K-POP un po’ particolare. I The Rose non sono infatti il solito boy group poiché sono una vera e propria band, composta da Kim Woo-sung (leader, voce e chitarra elettrica), Park Do-joon (voce, tastiera e chitarra acustica), Lee Ha-joon (batteria e voce secondaria) e Lee Jae-hyeong (basso e voce secondaria).

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Reduce dall’esperienza americana, Gianna Nannini lancia il suo nuovo album, “La Differenza”.

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Serata Linoleum al Rocket club Milano iniziata con un breve concerto del cantautore JurijGami. Originario di Como, Jurij si appassiona alla musica molto presto. La leggenda narra che a 10 anni abbia trovato una chitarra classica abbandonata nella cantina dei nonni con la quale iniziò a cercare le prime note imitando il padre, musicista di professione. Cresce nella periferia comasca suonando con vari gruppi della zona e seguendo il padre tra palchi e backstage.

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"So, it’s a pleasure to be here for this interview. In these days, I have been listening to your last album 'Erzulie'. If I got it right, Erzulie is a goddess of Haiti, a goddess of love, of sensuality, of beauty. The album is a syncretism between Latin American music and jazz music. How was it to work with such two complex and complete genres, mixing them together into a single job? What did you borrow from either the one or the other?"

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"Ho avuto il piacere di ascoltare in questi giorni l’album 'Punto da un chiodo in un campo di papaveri'. Complimenti per il lavoro! La mia prima domanda è questa: ascoltando la prima canzone 'A casa di nessuno' ho avuto l’impressione di percepire un’epifania nei versi in cui ripeti 'Ho capito, ho capito'. Ecco, se in poche parole potessi riassumere quanto ti è stato insegnato dalla tua esperienza fino ad oggi e cosa hai, o senti, di aver capito al momento in cui parliamo?"