Radio Bocconi - Sanremo: atto finale

Sanremo: atto finale

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Siamo purtroppo giunti all’ultima serata di Festival, che ha visto proclamati vincitori assoluti Ermal Meta e Fabrizio Moro con “Non mi vete fatto niente”. Vi lasciamo il nostro commento della classifica finale, seguendo l’ordine di esibizione di ieri, una serata ricca di performance incredibili (e di altre un po’ meno).

Luca Barbarossa: per l’ultima volta il suo dialetto romano sale sul palco dell’Ariston. Non ha preparato nessuna sorpresa eclatante per lasciarci di stucco in questo finale ma la canzone rimane degna del Festival. Una storia d’amore vera, che parla di vita quotidiana e lo fa attraverso una parlata spontanea. Si piazza bene, una meritata settima posizione.

Red Canzian: Lui sa cos’è il festival e sa anche cos’è il rock italiano. Grande Red. Nonostante abbia superato la soglia dei sessanta, non sbaglia. Ci hai fatto sentire ciò che sei veramente e hai mostrato tutto ciò che sai in un solo brano. “Ognuno ha il suo racconto” è uno dei pezzi più freschi e vivaci del festival e per questo invecchiare non è più una paura, anzi è una voglia di essere come te. Il quindicesimo posto è davvero un peccato.

The Kolors: ormai se qualcuno sente il nome “Frida”, anche per caso, continua con “mai mai mai”. Stash indossa una giacca degna di un primo ufficiale di volo e Favino lo presenta giustamente elencando le dovute precauzioni prima del decollo emulando la voce di un assistente di bordo. Al loro primo Sanremo, probabilmente si aspettavano qualcosa di più della nona posizione, comunque abbastanza ragionevole considerando soprattutto i voti del pubblico a casa, che in quest’edizione ha annovarato la loro folta schiera di fan. Ma hanno raggiunto l’obiettivo di portare una canzone che rimane in testa ad un pubblico molto differente.

Ron: Allo storico cantautore spetta il quarto posto in classifica e il premio della critica Mia Martini. Come era prevedibile si dimostra infinitamente contento e onorato di aver reso fruibile a chiunque un inedito dell’immenso Lucio Dalla, su richiesta di Baglioni stesso e per concessione degli eredi di Lucio stesso. Uno dei pochi, se non l’unico a cui poteva essere affidato un compito e una responsabilità così grande. Mille grazie Ron.

Max Gazzè: Ieri sera Max ha dato il giusto peso ad ogni singola parola della sua leggenda. La sua è un’interpretazione fantastica, nonostante il difetto di pronuncia, ma ciò che ha colpito di più in questo Festival è stato altro. Jeff Wesley infatti gli conferisce il premio per il miglior arrangiamento. Da buon maestro e musicista si fa apprezzare per la buona musica e il buon gusto. Speriamo di rivederti presto sul palco dell’Ariston perché hai alzato terribilmente il livello della competizione. Sesto posto non è male ma

Annalisa: in chiusura di festival, forse dopo averla ascoltata un po’ di volte, si riesce ad apprezzare il suo brano. Viene fuori tutta la sua voce e la sua personalità. Performance in crescendo quelle della ragazza dalla prima serata fino ad oggi. Nonostante questo, il terzo posto ci lascia un po’ perplessi. Annalisa è certamente stata impeccabile dal punto di vista dell’esecuzione ma il suo pezzo non colpisce a livello contenutistico. Comunque, brava.

Renzo Rubino: diverse sorprese durante l’ultima interpretazione di “custodire”. Arrangiamento aggiornato: meno ballata, più pop. Imparando dal duetto, inoltre, Renzo si ripresenta al pianoforte. Ad un tratto si alza ed una coppia inizia a danzare in vecchio stile, indicando che anche ad una separazione c’è rimedio. Sono i nonni materni del cantante (la sorpresa di cui ci aveva parlato Renzo nell’intervista che potete trovare sulla nostra pagina facebook os ul nostro canale Youtube ) Custodire è un invito al perdono, un invito a ricominciare per qualcosa di più grande. Grazie Renzo per questa lezione.
Purtroppo “Custodire” si piazza in tredicesima posizione, ma non è importante, perché l’artista ha nuovamente tirato fuori un’importante parte di sé, l’ha messa in musica e l’ha condivisa con noi. 

Decibel: a nostro avviso “lettera dal duca” ha l’arrangiamento, il cantante e il testo più internazionali. Solo di chitarra completamente rock e nel complesso sonorità che nell’Italia del 2018 non trovano probabilmente abbastanza spazio. Il ruggito di Enrico si piazza solamente in sedicesima posizione in questa edizione, d’altronde è il festival della musica italiana. La speranza è che questo non fermi i Decibel dal continuare a far musica insieme, dopo 30 anni di assenza dei palchi, perchè abbiamo bisogno di più band cos’ da cui prendere esempio.

Vanoni, Bungaro, Pacifico: “Giorno per giorno senza sapere cosa mi aspetta, non è in mio potere”. Ciò che invece sappiamo per certo è che sei immortale cara Ornella. “Bisogna imparare ad amarsi” e ad amare la Vanoni. Bungaro e Pacifico dopo la prima serata ormai rimangono sempre più in penombra, tanto che al conferimento del premio Sergio Indrigo (miglior interpretazione), non compaiono in foto, non dicono una parola e rimangono esclusi quasi totalmente. Noi al contrario non abbiamo preferenze, ringraziamo sentitamente ed indistintamente il terzetto intero. Altissimo in classifica, si aggiudica la quinta posizione.

Giovanni Caccamo: Insieme a te per sempre, questo naufragare, l’amore può salvare…si va bene lo sapevano anche Platone e Aristotele. Poi se canta con sufficienza (ad essere generosi) e poca grinta, non può pretendere di arrivare troppo in alto in classifica. Ieri sera stonature quasi degne di Lodo Guenzi. Decimo posto per lui, probabilmente anche troppo.

Lo Stato Sociale: Intro orchestrale tra archi ed ottoni. La vecchia che balla riesce in quello in cui ha fallito Stash, far ballare la platea dell’Ariston. Lo Stato Sociale diverte così tanto che tutti applaudono, tutti si alzano, addirittura il maestro d’orchestra ride con Francesco, membro del gruppo. Nel loro momento di maggior fama si aggiudicano il secondo posto ed è meritato. Perchè in fondo, nonostante le imperfezione tecniche tutti li ascoltano e tutti li cantano. A loro anche il premio della sala stampa Lucio Dalla, la più giovane.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli: in ultima serata Roby tenta l’impossibile, ma non ce la fa. Quando arriva il momento di spingere con la voce, si vede costretto a scendere di un’ottava. Per fortuna che c’è Riccardo (diceva Gaber in una sua canzone) che lo supporta nel proseguire nella performance. Dai Roby, non ti preoccupare il pubblico ti perdona tutto e ti ama per quello che sei. Il diciottesimo posto però è appropriato. L’abbiamo detto sin dall’inizio, questo brano è  anacronistico e non adatto ad una competizione del 2018. Consigliamo di seguire l’esempio del più giovane collega Canzian, che ha capito qual è la strada migliore per arrivare al pubblico.

Diodato e Roy Paci: Lui canta, e come se canta. Quasi quasi non gli servirebbe neanche la sua spalla, in fondo qualche tromba si trova anche nell’orchestra. Roy, la tua tromba è fantastica, forse nella coppia sei quello che sembra metterci più impegno, ma un “ciao” o un “grazie” puoi concedercelo. Diodato promosso a pieni voti, Paci N.C. Ottava posizione perché in fondo “Adesso” si fa ascoltare e loro due, insieme, funzionano.

Nina Zilli: Ultimo outfit leggermente esagerato, a tratti una tenda, a tratti una sposa gipsy. Per fortuna la sua voce ci distoglie l’attenzione. Cambio di tonalità perfetto per la Zilli. Occhi lucidi, sillabe vibrate, tanta emozione durante l’ultima serata anche per lei. Diciassettesima in classifica. Posizione immeritata.

Noemi: quella di Noemi è una canzone dimenticabile, o perlomeno assimilabile ai suoi singoli precedenti. È comprensibile che un’artista prediliga una certa tipologia di brano, ma la similarità di tutto il suo repertorio rende “Non smettere mai di cercarmi” una canzone banale. Noemi, a questo punto un po’ ci hai stancato. Speriamo che questa quattordicesima posizione in classifica ti spinga a sperimentare e a portare qualcosa di diverso.

Ermal Meta e Fabrizio Moro: Cairo, Parigi, Nizza, Londra e tanti altri sono i luoghi tristemente citati nel brano del duo vincitore. Perchè quella che raccontano non è una storia d’amore, non è una critica alla società o ai social. “Non mi avete fatto niente” parla di quella che probabilmente è la più grande piaga del mondo di oggi, il terrorismo, che negli ultimi anni ha intensificato i suoi tentativi di farci vivere nella paura. Farci vivere una non-vita. Ed è contro di questo che si pongono i due cantanti con il loro pezzo, un inno al non avere paura. “Non mi avete fatto niente, non mi avete tolto niente. Questa è la mia vita che va avanti”, ispirato dalla lettera del marito di una delle vittime del Bataclan, è uno schiaffo in faccia al terrorismo. Le polemiche dei primi giorni sono state dimenticate, o forse hanno aiutato ancor di più i cantanti ad andare avanti nella competizione, nonostante non ne avessero bisogno con un pezzo del genere. Ermal Meta e Fabrizio Moro meritano a pieno di essere i vincitori della sessantottessima edizione del festival di Sanremo. E anche non avessero vinto,per Radio Bocconi sarebbero stati comunque loro ad aggiudicarsi l’ambito 110 e lode. Grandissimi.

Mario Biondi: alla fine si piazza diciannovesimo. I nostri commenti diventano realtà. Mario, ora che hai provato l’esperienza del Festival, vieni al Blue Note, e sarai accolto a braccia aperte. Torna a cantare in inglese, lascia stare le direttive di Baglioni, in fondo noi ti ricordiamo tutti con affetto per i tuoi grandi classici. 

Le Vibrazioni: un po’ ci manca il “take me home” di Skin, ma Francesco Sarcina ieri sera ha dato comunque il meglio di sé donandoci probabilmente la performance più energica delle Vibrazioni in questa edizione del festival. Finiscono undicesimi, ma qualcosa in più se la sarebbero meritata senza troppe polemiche.

Enzo Avitabile con Peppe Servillo: probabilmente questa coppia non si è mai sentita così viva come ieri. Avitabile dimentica il solo di sax perché troppo preso dal pezzo, ma la performance non ne risente troppo. Rimane un pezzo di ampio respiro, internazionale nelle ispirazioni. Che parte da Napoli e viaggia per il mondo e che parla della vita degli umili e del loro coraggio di ogni giorno. Dodicesimi in classifica: probabilmente è una posizione adeguata. Il brano non è particolarmente adatto all’Ariston ma è sofisticato e molto interessante a livello stilistico. Grazie per questa perla.  

CLASSIFICA FINALE:

1. Ermal Meta e Moro + premio TIM Music per il brano più ascoltato sulla loro app.

2. Stato Sociale + premio sala stampa Lucio Dalla

3. Annalisa

4. Ron + premio sala stampa Mia Martini

5. Ornella Vanoni + premio Sergio Indrigo miglior interpretazione

6. Max Gazzè + premio miglior arrangiamento assegnato da Jezz Wesley

7. Luca Barbarossa

8. Diodato e Roy Paci

9. The Kolors

10. Giovanni Caccamo

11. Le Vibrazioni

12. Enzo Avitabile e Peppe Servillo

13. Renzo Rubino

14. Noemi

15. Red Canzian

16. Decibel

17. Nina Zilli

18. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli

19. Mario Biondi

20. Elio e le storie tese

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