Radio Bocconi - Intervista a Federico Baroni

Intervista a Federico Baroni

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Il 5 aprile uscirà “Non pensarci”, il disco di esordio di Federico Baroni, anticipato dal singolo “Disordine”. A partire dal 4 aprile Federico sarà in giro per l’Italia con il suo in-store tour. In particolare, il 7 aprile, in occasione del firma-copie milanese, l’artista romagnolo, tornando alle sue origini di artista di strada, presenterà dal vivo i brani contenuti nell’album con un live in Piazza Duomo, davanti al Mondadori Megastore. 

“Federico, hai solo 25 anni e hai una laurea in Economia e Management e un master in Music Business. Come sei riuscito a coniugare i tuoi studi e la tua passione per la musica? Quali consigli daresti a tutti i ragazzi che hanno un sogno che va al di là di quello che stanno studiando?”

“In realtà, non è stato un coniugare gli studi alla musica, ma il contrario, nel senso che ho iniziato a fare musica dopo essermi trasferito a Roma. Prima di andare a Roma quasi non ascoltavo musica: non sono cresciuto con genitori che mi facevano ascoltare musica, non ho mai suonato uno strumento. Quando ero a Rimini (città natale dell’artista, ndr) organizzavo feste in discoteche ed ero lontano da questo mondo. Quando mi sono trasferito a Roma per iniziare a studiare Economia e Management in Luiss, un mio amico mi ha detto che avevo una bella voce e che avrei potuto iniziare a prendere lezioni di canto. Così, per gioco, ho iniziato a fare lezioni di canto con un’insegnante, che è la mia attuale insegnante di canto. Per un anno è andata avanti in maniera semplice, poi la mia insegnante ha intravisto in me qualcosa e mi ha detto di iniziare a vedere la musica non come un cantante, ma di viverla come un musicista. Da quando ho iniziato a suonare la chitarra, ho incominciato a scrivere i miei pezzi e a vivere la musica in maniera diversa. Ho iniziato a suonare per strada inseguito a un viaggio a Liverpool, dove ho suonato per la prima volta per strada e, dopo quell’esperienza, ho deciso di suonare per strada anche in Italia. Da lì, pian piano, è avanzata l’ipotesi di voler fare musica e di non vedere più il percorso di studi come piano A. Ho finito il corso di laurea triennale e ho fatto anche un master per conciliare la musica con il percorso di studi e per avere anche un piano B, perché so che la musica è molto incerta. Ho deciso che la musica per me è la cosa più importante e quindi ho deciso di fare soltanto questo. A chi studia e sogna di fare musica suggerirei di capire innanzitutto qual è il proprio piano A e qual è il piano B, perché non si può pensare di portarli avanti tutti e due. Quando ho deciso di fare solo musica ho fatto un discorso ai miei genitori per dire che volevo fare soltanto questo. È importante avere le idee ben chiare. Poi mi sono chiesto cosa poteva dare la mia formazione nella musica, magari la possibilità di diventare manager di me stesso, di fare delle scelte strategiche per darmi visibilità: ho unito il marketing che avevo studiato a quello che un po’ è come se fosse la mia azienda.”

 

“Hai nominato i tuoi genitori. Nel brano ‘Mamma è tutto ok’, contenuto nel tuo disco, parli del rapporto che hai con la tua mamma. Che ruolo hanno avuto i tuoi genitori nella tua crescita? Come ti hanno supportato o se ci sono stati dei momenti di tensione?”

“Devo tantissimo ai miei genitori perché mi hanno sempre sostenuto. Non mi hanno mai tappato le ali. Mi hanno detto di fare quello che volevo, perché la vita è la mia e degli sbagli avrei pagato le conseguenze. Loro hanno capito che non era un capriccio quello della musica, ma era quello che volevo fare e per questo mi hanno sempre sostenuto. Sono molto grato a loro. La canzone che ho scritto per mia mamma è nata in maniera spontanea perché c’è un bellissimo rapporto: volevo dirle di stare tranquilla, di non preoccuparsi per il fatto che suonassi per strada. Da una canzone simpatica che voleva far sorridere, è diventata una canzone nostalgica perché ho rievocato delle emozioni, dei ricordi e delle immagini di momenti vissuti con mia mamma. Ai miei genitori, ma anche ai miei zii e ai miei nonni, devo tantissimo: sono loro i miei primi fans.”

 

“Ritorniamo alla tua esperienza di artista di strada. Credo sia molto importante il rapporto con il pubblico. Cosa provi quando ti esibisci per strada? Come si è evoluto il rapporto con il pubblico da quando hai iniziato fino ad oggi?”

“Il fatto di suonare per strada è stato ciò che mi ha dato di più, a livello sia artistico che personale. Dovevo recuperare il gap che c’era tra me e i miei colleghi che sono cresciuti a pane e musica. Il fatto di poter avere un palco su cui poter andare ogni giorno e, quindi, poter farsi conoscere, migliorarsi, mi ha dato la possibilità, nel giro di due, tre anni, di recuperarne dieci che avevo perso. È stato importantissimo per me e per creare un rapporto vero con il pubblico, con la gente che mi seguiva. Un conto sono i like sui social, un conto è il rapporto diretto che hai con i fan e con la gente che ti ascolta. Penso che questo contribuirà in maniera significativa nel portare la gente ad ascoltare il disco e a capire che dentro al disco c’è tanto vissuto e non soltanto like e story.”

 

“Ultima domanda. Adesso hai tutte le porte aperte davanti a te: sei laureato e il 5 aprile uscirà il tuo disco. Che progetti hai per il futuro?”

“Spero che questo disco abbia una bella risposta. Se il disco è bello e la musica parla per te, le canzoni contenute nel disco arrivano a tante persone e, dal fare i live con cinquanta persone, ti ritrovi a farli con tremila, quattromila persone, come spesso accade agli artisti indie di oggi. Quindi spero di poter portare questo disco in giro con tanti bei live, che per me sono la cosa più importante, e spero che alla gente arrivi la verità e la sincerità di questi pezzi.”

 

Raffaella Dimastrochicco

Giulia Orsi

 

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