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Andrà in onda su Rai 3 lunedì 28 dicembre, in seconda serata, l’edizione 2020 del Premio Tenco. Quest’anno si tratterà di un’edizione particolare rispetto alle solite: a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ci saranno speciali riprese fatte in location particolari in giro per l’Italia (Napoli, Roma) e interventi dedicati direttamente dall’Ariston di Sanremo.

Indipendentemente dalla forma assunta dalla rassegna quest’anno, i premi e le targhe sono il fulcro del pensiero del Club Tenco: premiare il linguaggio poetico della canzone italiana. In particolare, i due artisti a cui sono stati assegnati i due premi, Vasco Rossi e Sting, hanno dimostrato di saper esprimere la poesia ermetica nel loro linguaggio dall’anima rock, pur discostandosi dalla tradizione cantautorale italiana comunemente intesa. A tal proposito, queste le motivazioni dei Premi ai due artisti.

Per Vasco Rossi: “Non si tratta solo di una vita dove non arrivano gli ordini ad insegnarti la strada buona. Di spericolato e continuamente provocatorio c’erano quelle parole semplici capaci di rifondare il linguaggio poetico del rock e quella voce capace di parlare direttamente alla pelle. Per mostrarci, senza tante teorizzazioni, come, attraverso l’emozione momentanea della parola e l’evocazione del suono, sia possibile raccontare le proprie emozionanti vicende quotidiane trasformandole magicamente in esperienze collettive”.

Per Sting: “Irrompendo sulla caotica scena della musica punk, se ne è ben presto distaccato imponendo canzoni dall’inconfondibile personalità, basate su costruzioni armoniche raffinate, sonorità limpide e testi accattivanti. Ha saputo conferire alla musica rock i crismi e i fascini della classicità”.

Inoltre, il Premio per l’operatore culturale è andato a Vincenzo Mollica: “Funambolo della notizia, con vista da rapace, ha saputo individuare ogni minimo segnale proveniente dal magmatico mondo della canzone d’autore. E ne ha sempre colto, con immediatezza e puntualità da far impallidire ogni cittadino elvetico, il valore artistico e la potenziale importanza mediatica. Multisensoriale dell’arte, ha voluto sempre fondere la magia dell’ascolto alle evocazioni del mondo delle immagini, provenissero dal palcoscenico, dal cinema o dalle arti figurative. Senza di lui, anche il Club Tenco non avrebbe conosciuto ed esplorato la vasta geografia degli incontri artistici che hanno caratterizzato la sua storia”.

Un’altra importante novità dell’edizione di quest’anno è l’introduzione del Premio GrupYorum, in omaggio all’omonima band turca perseguitata dal regime di Erdogan, di cui tre membri sono morti dopo quasi un anno di sciopero della fame. Il Premio, simbolo di difesa alla libertà di espressione, quest’anno è assegnato all’egiziano Ramy Assan con la seguente motivazione: “Grazie anche alla canzone Vattene rivolta a Mubarak, è stato l’emblema musicale delle manifestazioni del 2011 in piazza Tahrir al Cairo, durante le quali è stato anche arrestato e torturato. È stato oppositore sia del governo islamista Morsi e, dopo il tentativo di costui di impadronirsi dei pieni poteri attraverso una riforma costituzionale, anche di quello del generale golpista al-Sisi. Le continue canzoni contro la censura e le repressioni lo hanno costretto nel 2014 all’esilio, da dove ha continuato a battersi in difesa degli oppositori arrestati, tra cui il regista Shady Habash, morto nelle carceri egiziane due anni dopo l’arresto, mentre era ancora in attesa di processo”.

È intervenuto poi anche l’assessore al turismo e allo spettacolo del comune di Sanremo Giuseppe Faraldi, che ha definito la rassegna come “una pietra preziosa da incastonare nel diadema di tutte le pietre preziose che corollano l’informazione musicale nella città di Sanremo”, proprio per evidenziare la volontà dell’amministrazione di riconfermare Sanremo città della musica e renderla un punto focale per l’arte non solo in Italia, ma anche nel mondo.

La dicotomia, quindi, tra la rassegna organizzata dal Club Tenco e il Festival di Sanremo, sembra del tutto apparente e forse solo figlia di un pregiudizio sbagliato del passato. Se è vero che in passato il Club ha prediletto una musica d’autore più elitaria e il Festival, invece, una più leggera e popolare, è anche vero che nel corso del tempo tale divergenza è andata via via scemandosi. Emblematico è proprio il caso del Festival di Sanremo del 2021 che, dopo l’annuncio dei big in gara avvenuto la settimana scorsa, si presenta aperto all’indie e alla musica di 'nicchia'.

Tra gli interventi, rilevanti quelli di Tosca e Brunori Sas a tal proposito. Tosca, ricevute due targhe come miglior interprete e miglior canzone, si dice soddisfatta di aver avuto riconoscimenti sia dal Festival sia dalla parte più critica del Premio Tenco, come se anni e anni di lavoro, rinunce, crescita culturale e personale, avessero avuto il loro coronamento proprio con tali premi. “Ho imparato che la coerenza e la pazienza sono gli elementi più importanti per qualsiasi lavoro”, dice Tosca, rilasciando anche complimenti ad Amadeus per essere un direttore artistico che mette al centro la musica ed eventualmente dopo la derivazione economica, non il contrario.

Brunori si mostra riconoscente per la targa ricevuta come miglior album perché, parlando del suo progetto musicale, ha avuto la conferma di aver reso chiaro l’intento dell’album: creare un sistema olistico, una narrazione che si sviluppasse per gradi, canzone dopo canzone. Inoltre, Brunori approva la commistione tra generi e idee di questi ultimi anni, promossa dal Festival di Sanremo e dal Premio Tenco, perché bisogna uscire dalla 'gabbia dorata' che certi artisti per presunzione (e per paura di uscire dalla propria comfort zone, aggiungerei io) creano attorno al loro ambiente. E alla domanda: “Ci sarà la possibilità di vederti nella serata dei duetti?”, lui ride e dice che ancora non gli è arrivata nessuna chiamata, ma non si tirerebbe indietro, quindi attende.

Infine, le parole di Antonio Silva, storico presentatore del Premio Tenco, esplicano, a mio parere, il messaggio che il Club Tenco e il Festival ultimamente vogliono promuovere. Egli, infatti, utilizza una celebre metafora spiegata da Kant nella Critica della Ragion Pura: anche colomba che si libera nell’aria si lamenta di quell’attrito che sembra frenare il suo volo, senza comprendere che è solo grazie a quell’attrito che riesce a volare.

Esiste, quindi, un attrito tra le due manifestazioni? È davvero necessario distinguere la musica per generi, intenti, autori? Può mai l’arte, espressione libera del proprio essere, essere etichettata e confinata in schemi mentali? A mio parere, la risposta la conosciamo già.

 

Caterina Nastasi

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Per questo Natale potremo scordarci l’esperienza del film da famiglia in sala, solitamente contraddistinta da pellicole per ogni età, talvolta con cast che ritornano ciclicamente, altre con formazioni che si uniscono eccezionalmente, tutte con il medesimo obiettivo: portare il sorriso al cinema.

Non dobbiamo però abbatterci: neanche in un anno catastrofico (nemmeno David Lynch sarebbe riuscito a renderlo più complesso e allucinante, ndr.) questa nostra aspettativa verrà disattesa, essendo cambiata solamente la modalità di fruizione.

Infatti, Radio Bocconi ha preso parte alla video-conferenza di presentazione dell’atteso film di Giovanni Veronesi “Tutti per 1 -1 per tutti” che sarà disponibile per tutti gli abbonati Sky dal 25 Dicembre, che fortemente sottolinea l’intenzione della pay tv di portare il cinema da noi, quando il contrario (per ora) non è possibile.

Veronesi richiama parte del cast di all-star del suo precedente film (“Moschettieri del re – La penultima missione” del 2018) e ne inserisce altrettanti nuovi: Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea e Rocco Papaleo, affiancati da Margherita Buy e Federico Ielapi, riprendono in mano le spade.
A loro si aggiungono Giulia Michelini, Guido Caprino, Anna Ferzetti, Sara Ciocca e Giulio Scarpati.

Il regista ha già precedentemente lavorato ad una trilogia, con “Manuale D’Amore”, quindi la domanda su un altro possibile sequel sorge spontanea: in questa istanza Veronesi decide di rimanere sul misterioso, ribadendo che non è contrario all’idea, ma allo stesso tempo non considera nemmeno questo film come un sequel del precedente, nonostante il ritorno dei protagonisti.

Il rimando, infatti, rimane sempre il medesimo, ossia il celebre romanzo di Alexandre Dumas “I Tre Moschettieri”: a differenza del film precedente, la nostra storia inizia nell’estate appena trascorsa.
Due bambini innamorati (Ielapi e Ciocca), che vivono già l’imposta distanza sociale, sono costretti a separarsi ulteriormente quando lei scopre di dover tornare con la famiglia in Inghilterra: lo sconsolato protagonista si ritrova nostalgicamente a fantasticare mentre sfoglia il libro che entrambi amano, proprio l’opera di Dumas.

Inizia qui l’avventura fantastica: veniamo catapultati nel Seicento, dove i nostri tre moschettieri e il loro piccolo “buffone” devono impedire a tutti i costi che si compia un matrimonio forzato.
I veri punti di forza del film sono ovviamente la verve comica del trio principale (con menzione d’onore all’accento di Favino), al quale si aggiungono grandi performance; come Giulio Scarpati, del quale rimane ben poco di quello che ricordiamo, essendo privato di una mano, un occhio e una gamba, o Giulia Michelini, nei panni di ibrido tra un Tom Tom e un assistente vocale.

Il film più volte flirta con il demenziale, giocando spesso con rimandi attuali e double entendres, venendo più volte ribadita questa ricerca di libertà e fantasia, sia nel film che nella sala conferenza: come i personaggi riescono a svincolarsi dai loro giuramenti e riescono a sconfiggere “forze maggiori”, anche nella realtà viene esteso questo invito alla fuga dal reale.
Mastrandrea sottolinea brillantemente un altro punto, riassunto dallo stesso celebre motto degli spadaccini: muoversi collettivamente verso un ideale, per quanto la strada che ci porta ad esso possa apparirci spaventosa.

Data la nostra provenienza radiofonica, non possiamo fare a meno di sottolineare importanti momenti musicali nella pellicola.
Oltre a diversi lampi di improvvisazione canora, uno dei momenti chiave del film è accompagnato da “La Cura” di Franco Battiato, che ha assecondato la visione del regista e ha permesso per la prima volta l’utilizzo della sua canzone al cinema, elevando ulteriormente il climax finale.
Rimanendo sempre in questo ambito, va citato il grande cameo di Giuliano Sangiorgi nei panni di un casellante, che per il cast ricorda fortemente un giovane Lucio Dalla (e in un’epoca di riscoperta delle biopic, chissà…).

Nel suo complesso il film riesce in tutti gli obiettivi prefissati: per due ore ci alleggerisce da questo cupo Dicembre, ci ricorda, in chiave ironica, i magici personaggi di Dumas e presenta un prototipo di comicità non banale e sfaccettata, che permette un’esperienza ricca per tutte le fasce d’età.
Attendendo di scoprire le sorti future dei nostri eroi, o di un possibile spin-off sulle avventure della resiliente Tom Tom, ricordiamo l’appuntamento su Sky, il giorno di Natale, per non perdersi la prima visione di “Tutti per 1 -1 per tutti”.

 

Caterina Barbieri








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I Pinguini Tattici Nucleari (Riccardo Zanotti, Elio Biffi, Nicola Buttafuoco, Matteo Locati, Simone Pagani, Lorenzo Pasini) sono, senza ombra di dubbio, una delle rivelazioni musicali del 2020, essendosi definitivamente consacrati sulla scena musicale italiana partecipando alla 70° edizione del Festival di Sanremo con la travolgente Ringo Starr.

La band bergamasca si appresta a pubblicare (4 dicembre 2020) l’EP Ahia! per Sony Music, accompagnando l’omonimo libro firmato Riccardo Zanotti disponibile da qualche settimana in tutte le librerie, dopo aver fatto assaggiare al pubblico due singoli, Scooby Doo e La storia infinita.

I PTN saranno ospiti della semifinale della nuova edizione di X-Factor 2020, il 3 dicembre su Sky Uno e NOW TV a partire dalle 21:15. Viene anche promossa un'iniziativa speciale per i fan: acquistando il cd a questo link https://www.mondadoristore.it/pinguini-tattici/ si avrà la possibilità di poter parlare direttamente con la band in una video chat organizzata in una sessione di 45 minuti nella giornata di Venerdì 4 dicembre 2020 ore 18:00.

Radio Bocconi ha avuto il piacere di partecipare alla conferenza stampa organizzata da Mondadori con ospite la band, moderata da un imprevedibile Valerio Lundini. Ciò che viene fatto emergere già nei primi minuti dell’evento è quanto la band prediliga la qualità piuttosto che la quantità nelle loro produzioni: un EP è infatti più corto di un album (quello che prima era un LP). I Pinguini sanno bene il valore che ha la loro musica per i fan e, spinti da un enorme senso del dovere verso l’arte, non intendono nascondersi dietro cofanetti o featuring, ma si impegnano a portare dei validi contenuti musicali con ogni opera.

Sia chiaro, la band sa di essere diventata mainstream ormai, soprattutto dopo l’esperienza sanremese, ma ciò non contraddice i valori del gruppo, che rimarca il fatto di aver sempre avuto come obiettivo quello di scrivere “album di pop-art”, ovvero album che possano arrivare e piacere a tutti, senza che però si perdano i tratti distintivi che li hanno portati dove li possiamo collocare oggigiorno.

Partecipare a Sanremo ha infatti attratto ascoltatori poco attaccati alla maglia e magari molto più pretenziosi dei fan di vecchia data; tale ostacolo si trasforma in una sfida che può dare spunti di crescita e portare nuovi stimoli, motivandoli ad innovarsi e sperimentare. Indubbiamente Sanremo necessita di particolari attenzioni, bisogna scegliere il giusto brano, con il giusto arrangiamento, non può essere una decisione dell’ultimo minuto e, soprattutto, il Festival non può essere un’esperienza da ripetersi ogni anno, dice Riccardo a nome di tutti i Pinguini, di non voler essere “inquilini dell’Ariston”, da una domanda del giornalista Claudio Cabona.

Tornando al disco, la domanda sorge spontanea: qual è il significato del titolo? Lundini, a scanso di equivoci e per combattere le malelingue, chiarisce che non si tratta affatto di un accordo commerciale con la ben nota marca di surgelati e cede la parola ai ragazzi. Ahia! è la condensazione del rammarico che la band ha provato quando si è vista sfumare questo 2020 a causa della pandemia di Corona Virus, anno auspicabilmente pieno di impegni e di successi. Quanto appena detto non significa affatto che il taglio dell’EP sarà prettamente triste; la dimensione del dolore provato dagli artisti, specialmente in mesi complessi come questi, avrà un ruolo importante, ma non mancheranno ironia, carisma e influenze più disparate.

A proposito di influenze, infatti, i PTN comprendono che la musica sia un linguaggio e, in quanto tale, si evolve, si espande, come così accade per il pubblico, dunque è buono e giusto prendere da altri mondi, senza limitarsi ad applicare la solita (per quanto efficace) formula musicale.

Parlando invece di Ahia!, il libro stavolta, non è un banale adattamento cartaceo del disco, nonostante ci siano macro temi ad accomunare le due opere, ma si rivela essere un molto apprezzato esperimento di Riccardo Zanotti e potrebbe rivelarsi (perché no?) soltanto il primo di una serie di future produzioni.

Il cantante dichiara di aver dei ben precisi riferimenti letterari, che spaziano da Stefano Benni al sempre attuale Pirandello e, inoltre, che scrivere un libro non è affatto simile allo scrivere una canzone, in quanto la musica ha delle metriche e delle regole che guidano le melodie e le parole, nonostante ai PTN piaccia molto farne a meno. Scrivendo un libro si arriva ad avere “paura della libertà”, cioè a temere più una sola riga che tutte le pagine che la precedono. Cimentandosi in questo nuovo tipo di produzione artistica, Zanotti ha imparato ad essere più oculato nella scelta delle parole e indubbiamente ciò cambierà anche il suo modo di concepire i testi delle canzoni della band.

Tornando a far parlare di loro in contemporanea alle prime nevicate in varie regioni italiane, i Pinguini si riconfermano tali e, anzi, si apprestano ad essere più Tattici e più Nucleari che mai, avendo voglia di dimostrare (come se non lo avessero già fatto in precedenza) il loro valore contro un anno davvero duro.

 

Edoardo Morresi

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Quando si discute di rock italiano, è quasi un automatismo pensare a personaggi iconici ed unici nel loro genere: uno di questi, senza dubbio, è Piero Pelù. In aggiunta alla brillante carriera coi Litfiba, di cui è cofondatore e cantante, il cantautore fiorentino ha, sin dalla fine degli anni ’90, avviato una prolifica attività solistica. Quest’anno, Pelù festeggia quarant’anni di carriera musicale e decide di farlo nel modo migliore possibile: sfornando un nuovo album di inediti, ”Pugili Fragili”, il primo dal 2008.

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Anche questa volta Santeria Toscana 31 ci ha piacevolmente sorpresi, regalandoci una serata ricca di ottimi artisti e musica di qualità. La sera del 13 Febbraio è stata la volta di Wrongonyou, con guest del calibro di Zibba e i Legno ed apertura affidata a Spinelli.

La Differenza - Gianna Nannini

D.O.C. - Zucchero

Diari Aperti - Elisa

10 years - The Best Of - Il Volo

Colpa Delle Favole - Ultimo

Atlantico - Marco Mengoni

Fortuna - Emma

Libertà - Rocco Hunt

Start - Ligabue

1969 - Achille Lauro

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